PUNTATA 1
29 GENNAIO 2025
Il Tempo, il Successo e la Realizzazione
La notte che abbiamo aperto i battenti sul Pianeta Terra c’era la luna nuova, quella degli inizi che, come tutti gli inizi, sono stati incerti e a tratti timidi, ma al tempo stesso trasudavano tutta la soddisfazione dell’aver fatto quel faticosissimo primo passo .
L’idea del TEMPO e quella del SUCCESSO sembrano ad oggi essere quasi interconnesse, l’uno sembra inseguire l’altro, nella curiosa immagine del cane che si morde la coda, perché spesso dimentichiamo di rallentare e ritrovare il nostro ritmo, quello naturale, che davvero parla di noi.
Se rallentiamo, ci rendiamo conto che l’idea della REALIZZAZIONE non è sempre quella del successo o, meglio, che forse è ora di riempire la parola “successo” di nuovi contenuti… che ci facciano davvero sentire realizzati.
Nella puntata pilota, seguendo il filo di questi ragionamenti, ce ne siamo andati nei mondi incantati di Hayao Miyazaki, per poi proseguire il viaggio in quelli di Lucio Corsi. Nella terza portata, invece, tornando in Giappone, abbiamo estratto 2 oracoli illustrati secondo le leggende dei KAMI e degli YŌKAI, cioè divinità e spiriti che animano il folklore del Sol Levante.
A distanza di tempo dall’uscita della prima puntata, sembra quasi che tutti gli embrioni in essa contenuti abbiano trovato una strada: Lucio Corsi, che doveva ancora calcare il palco di Sanremo, è ormai famoso e oggetto di una venerazione quasi isterica e disturbante e, mentre scrivo, calca invece il palco dell’Eurovision, pur senza perdere la propria bellissima natura (e dedicando musica alle mucche); MiyaSan è ri-balzato recentemente all’attenzione delle cronache per tutta la questione sull’utilizzo malato dell’Intelligenza Artificiale – quindi avete già capito come la penso in merito. Gli oracoli giapponesi ci ammonivano sull’utilizzo consapevole della parola, che è il mezzo attraverso cui creiamo la nostra realtà e il nostro equilibrio, prima interiore e poi esteriore. E questa credo sia una verità che sperimentiamo ogni giorno, sia come singoli che come collettività: basta farsi un giro sui social per constatare quanto poco se ne tenga conto. E, tra paure che diventano parole, falsi miti di successo e anni che sembrano sfuggire al nostro controllo per poi chiederci il conto, L’ARTE diventa un ponte tra realtà e immaginazione, tra strade con troppi sensi unici e mondi surreali da abitare anche solo per una notte: giusto il TEMPO per ritrovare la propria dimensione, quella che procede al proprio passo, col proprio ritmo e che ci racconta di noi.
Alla prossima, Terrestri!
Link alla puntata 1
https://www.mixcloud.com/midnight_spaghetti/midnight-spaghetti-11/
PUNTATA 2
La Chiave della Rivoluzione
Tutto parte da un suono
Qui non troverete mai la sintesi delle varie puntate, perché credo che solo l’ascolto possa lasciare alla fine tutto il senso dei vari intrecci tra le 3 portate, e anche perché Midnight Spaghetti non è un programma che fa divulgazione, almeno non nel senso lineare del termine. Qui regna una divulgazione circolare, se proprio devo dare una definizione a quello che accade in questa taverna notturna. Immagino l’archivio galattico più come quelle scene di Matrix, in cui Neo tocca un libro e ne apprende il contenuto all’istante. Un messaggio, un flash di consapevolezza.
Nella seconda puntata, il messaggio è stato quello della Rivoluzione, declinata in una varietà di modi, di epoche… e anche di luoghi dell’Universo: siamo partiti dal Pianeta Selvaggio, un film d’animazione del 1973, per poi fare tappa sulla Terra, con il rapper Kemba a farci da “guida turistica”, per parlare di criminalizzazione della musica rap e afroamericana in generale. Alla fine, ce ne siamo andati sulla Luna, che il 12 febbraio, proprio a ridosso della puntata, sarebbe stata piena nel segno del leone e ci avrebbe parlato a sua volta di Rivoluzione, questa volta personale. Non importa che siate arrivati qui adesso, ci sono messaggi che arrivano quando è il momento, quindi non li saltate. Mai.
Nessuna sintesi, scrivevo prima, ma su un punto vorrei soffermarmi, perché lo ritengo il punto chiave di tutto il tema sulla Rivoluzione:
ascoltando, vi imbatterete nella rivolta che emancipa un popolo di piccolissimi umani da una razza di alieni giganti e molto evoluti dal punto di vista intellettuale e tecnologico, padroni di un pianeta che si chiama La Planete Sauvage, il Pianeta Selvaggio, in cui tutto è predatore di tutto e anche fauna e flora sono creature predatrici, tanto quanto questi alieni che controllano tutto. Terr, il protagonista, vive per anni come “animaletto da compagnia” – ma sarebbe più opportuno “bestia da circo” – dell’aliena Tiwa e impara indirettamente il segreto che consente agli alieni di controllare il pianeta. Quando riesce a fuggire, si imbatte in un gruppo di umani ribelli a cui insegnerà tutto ciò che ha appreso negli anni di schiavitù, sia dal punto di vista tecnologico che meditativo.
E qui ho trovato la chiave, il messaggio, forse meno immediato rispetto a quello dell’antispecismo (cioè l’idea che l’essere umano sia la razza più evoluta dell’intero Universo) che fu portata avanti in quegli anni, ma che forse il disegnatore Roland Topor e il regista René Laloux, volevano fare arrivare… in modo circolare! L’evoluzione di questi alieni è tecnologica e intellettuale: persino la meditazione, che dovrebbe interessare l’aspetto spirituale dell’individuo, è una forma di meditazione volta al controllo, alla conoscenza mentale, ad informazioni e nozioni che nutrono solo l’emisfero sinistro del cervello, diremmo oggi.
Questi alieni, chiamati (chissà perché) Draag, non hanno l’anima, si sono evoluti solo dal punto di vista mentale e scientifico. Gli umanoidi – che saremmo noi – sono meno evoluti di loro da questo punto di vista, perlomeno all’inizio, ma hanno una coscienza e una forma, seppur primitiva, di spiritualità (non di religione, badate bene): fate caso al momento in cui sembra esserci una sorta di cerimonia pubblica che precede la scelta del compagno e della compagna con cui accoppiarsi; non ne ho parlato in puntata perché non bastava il tempo, ma è stato un primo indizio della natura spirituale di questi piccoli umani, che si chiamano OM: il suono delle meditazioni orientali, quello che ti riconnette con il tutto. No, non credo sia un caso.
Proprio gli Om, riusciranno a ribellarsi e mettere i Draag sotto scacco, saranno ad un passo dal prendere il loro posto, dal diventare i nuovi padroni, i nuovi predatori… ma essendo esseri dotati di un’anima e di una coscienza che apprende e aggiunge “nuovi punti consapevolezza” dopo le esperienze, non lo faranno.
Questo è, che li rende Umani, quella chiave che danno alla loro Rivoluzione, che apre la strada alla coesistenza tra popoli diversi e alla tanto sospirata Pace.
Da quel suono lì, volendo offrire uno spunto di lettura ulteriore, ha avuto inizio la Rivoluzione: Om. Così come tutta la seconda puntata è stata costruita su un altro suono, un sample (il pezzettino di un brano, per capirci) che Flying Lotus, alchimista di generi e di culture, oltre che di suoni, ha preso dalla colonna sonora di La Planete Sauvage e ha utilizzato per comporre la struttura armonica di un suo brano: Black Balloons Reprise.
Tutto ha avuto origine da un suono, da una vibrazione. La penso così.
Anche noi.
Alla prossima, Terrestri!
ascolti qui
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PUNTATA 3
COME MARY POPPINS CON I BAMBINI
Le Porte della possibilità
C’è un punto preciso della terza puntata in cui invito gli avventori ad avvicinarsi al bancone, per intraprendere assieme un viaggio all’interno di un ciclo di disegni dell’incisore tedesco Max Klinger, il cui titolo completo è Parafrasi sul ritrovamento di un guanto, meglio conosciuto come UN GUANTO.
Era la parte di Mary Poppins che preferivo, quella in cui lei, lo spazzacamino Ben e i bambini saltavano dentro i disegni e si ritrovavano in un mondo a cartoni animati a fare aperitivo coi pinguini e altri animali parlanti.
Sul perché, col passare degli anni, abbia sentito una certa affinità con la figura di Mary Poppins, ci vorrebbe forse un articolo a parte (e non è detto che non lo faccia), ma in questo contesto scende dal cielo con l’ombrello per condurre chi ascolta attraverso il tormento interiore di Klinger, che diventa catartico per il proprio, di tormento. Che poi è anche funzione dell’arte, in qualsiasi forma, questa storia della catarsi: consegni le tue emozioni a qualcun altro per un frangente di tempo non meglio definito e questo qualcuno le vive al tuo posto, restituendotele più leggere, come epurate dal troppo pathos e dal rimuginio costante.
Cantami quella canzone, mi ricorda di quando ero giovane! – chiede un vecchio a Billy Joel, che fa piano bar al The Executive Room. E anche lui, il Piano Man, sa che quel luogo fantasma, in cui persino lui ha cambiato identità facendosi chiamare Bill Martin, è uno spazio-tempo che racchiude in sé una qualche magia, una catarsi dai desideri mancati, in cui bere assieme la propria solitudine, che è sempre meglio che bere da soli – e in cui la vita, per un attimo, prende la piega giusta, il colpo di scena che nel teatro antico era affidato al deus ex machina e che oggi, davanti ad un tonic & gin, è nelle mani abili di un musicista che fa finta di non essere se stesso. Affascinante.
Durante la puntata, c’è un continuo entrare ed uscire da fiabe di vita vera che sembrano storie di fantasia e da storie inventate, ma con un forte impatto realistico.
Il confine tra ciò che esiste o è solo frutto della nostra immaginazione è molto sottile e in taverna, per noi, sono cose abituali: il vero protagonista di questa terza puntata è
il potere dell’immaginazione, che spesso viene sminuito e relegato a quel ruolo infantile con cui spesso si etichettano gli eterni sognatori, i visionari e quelli che vivono a cavallo tra i mondi. Ma è lasciando parlare questo (super)potere che si aprono porte dimenticate, inesplorate o del tutto sconosciute e – sembrerà paradossale – credo siano le porte della possibilità.
Si parla in puntata anche di concept: concept musicale (Jiurrandea di Aquerell); concept visivo, suggerito indirettamente dallo stesso Klinger sul suo ciclo di disegni e, per finire, concept delle energie della settimana – una soluzione trovata da me come ulteriore spunto di riflessione personale (o di catarsi?). In ciascuno di questi concept è presente l’elemento del sogno assieme a quello del quotidiano e, soprattutto, il potere di quell’occhio fantasioso che aggiunge, toglie e mescola tutti gli elementi da un punto di vista nuovo e più autentico, in cui Psiche e Cupido governano e sorridono insieme, parafrasando De Gregori, e in cui nel viaggio attraverso il mare tumultuoso del dubbio, ci apriamo una strada tutta personale verso la possibilità.
Alla prossima, Terrestri!
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